Il #cyberbullismo è un tema entrato di diritto nelle problematiche sociali a livello globale grazie alla diffusione della rete internet e alla sua democratizzazione.

La rete come strumento di connessione, condivisione e per realtà di business, vero e proprio strumento aziendale, ci ha resi – chi più chi meno – dipendenti dalla stessa.

Non a caso, come sottolineato nell’articolo:

“Smartphone: a quale età si comincia d utilizzarli?” sul sito androiani.com, riprendendo una ricerca dell’Influence Central, viene indicata l’età in cui si inizia a possedere il primo smartphone, che scende drasticamente a 10 anni, conferendo ai ragazzi completo controllo sullo stesso e spesso in assenza di supervisione parentale.

L’aggravante, sempre secondo ricerca, vede la tendenza del 39% dei bambini con età media 11,4 anni – e inferiore –  a creare un proprio profilo sui social network. Uno strumento potentissimo che porta con sé enormi possibilità quanto enormi rischi.

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Questo fenomeno totalizzante, chiamato #internetofthings, che prevede la connessione a tutto tondo, ha cambiando il rapporto con la realtà, divenuta smart.

Le relazioni che da fisiche “one to one” diventano virtuali “many to many”, ci inseriscono in una grande piazza digitale in cui le dinamiche sociali vengono riproposte e amplificate.


1.

Ma allora è lecito chiedersi se abbiamo le giuste competenze e conoscenze per gestire un fenomeno di tale portata e rapportarci con esso correttamente?

Se lo è chiesto il Parlamento Italiano nella giornata di ieri, a seguito del suicidio della giovane trentenne napoletana Tiziana Cantone a causa del #cyberbullismo.

Il bullismo, come ci propone l’Enciclopedia Treccani indica un comportamento da bullo – definito anche – spavalderia arrogante e sfrontata. – l’Enciclopedia continua – E’ un atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate spec. in ambienti scolastici o giovanili”.

Quanto detto si amplifica nella rete, in cui le barriere spazio-temporali sono praticamente assenti.

Il blogger Rudy Bandiera, con un suo intervento video nella giornata di ieri, ci spiega proprio la gravità del fenomeno, connesso ad un particolare principio psicologico, oggi più attuale che mai:

La disinibizione online che indica una tendenza umana nell’online a perdere o abbandonare completamente le restrizioni e le inibizioni sociali verso gli utenti della rete, ma che normalmente si presenterebbero in un dialogo fisico uno a uno.

Continua poi il blogger sottolineando che “se la disinibizione online vale per le azioni, questa non vale per le reazioni, perché quello che proviamo quando qualcuno dice qualcosa nei nostri confronti – sia offline che online – è sempre uguale

Perciò chi aggredisce online, in virtù del principio psicologico appena visto, non percepisce la stessa gravità di quanto sta accadendo rispetto alla stessa situazione riproposta nell’offline, come non accade per le reazioni: chi subisce prova sempre lo stesso genere di sconforto, amplificato dalla diffusione in real time.

Quanto detto ci spiega perfettamente il concetto di prevaricazione online, sinonimo di #cyberbullismo.


2.

Ma come arginare o combattere questo fenomeno?

Il Parlamento Italiano si è attivato in tal senso avanzando un DDL in aula che inizialmente parlava di “educazione al web” e così confermato al Senato, per trasformarsi poi nel passaggio alla Camera, come una legge “ammazza web” come riportato nel blog di Beppe Grillo dall’avvocato Fulvio Sarzana:

una vera e propria norma ammazza-web che riguarda anche e soprattutto ogni maggiorenne che si affaccia alla rete internet”.  La legge prevede quindi tutti potranno rivolgere istanza al gestore del sito Internet e al Garante della privacy, per ottenere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei dati personali. “Da Facebook a Whatsapp ai blog tutto viene inserito – sostiene Sarzana – nella furia iconoclasta del legislatore pronto a punire le attività peccaminose dei maggiorenni sul web. Con buona pace del cyberbullismo sui minori che è divenuto un elemento del tutto residuale della norma. Un bavaglio in piena regola”.

Testo di Legge Completo

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E’ evidente quindi che il tema infervora la rete, portando con sé pareri e visioni discordanti, ma è altrettanto vero che tutti noi dobbiamo interrogarci sulle potenzialità e i rischi di questo strumento.

 

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