La terra ha tremato. Più volte nel caldo agosto che ormai ci siamo lasciati alle spalle e ad oggi non sembra dare cenni di cessare.

Centinaia di vite spezzate, interi paesi rasi al suolo in pochi secondi; il terremoto manifestatosi il 24 agosto scorso con epicentro ad Amatrice e ad Accumuli ha scosso i cittadini Italiani, muovendo la solidarietà di tutti.

Nei giorni seguenti sono migliaia i messaggi giunti attraverso i social e altri canali più tradizionali; al cordoglio segue il tentativo di dare sostegno agli sfollati del centro Italia. Le ricerche continuano e purtroppo il bilancio dei morti aumenta inesorabilmente; la tragedia è viva, anche distanza di diversi giorni.

1472811882212-jpg-_terremoto_all_italiana___e_bufera_per_la_vignetta_di_charlie_hebdoÈ la mattina del 2 settembre 2016 quando in Francia esce l’ultimo numero di Charlie Hebdo, celebre rivista satirica già tristemente famosa per aver subito agli inizi del 2015 l’attentato terroristico, successivamente rivendicato dall’ISIS. Sull’ultima pagina della rivista è presente una vignetta intitolata “Il sisma all’Italiana” (fig. lato). Questa raffigura il terremoto e due sopravvissuti affiancati da delle didascalie che ironizzano sulle sembianze dei soggetti: “Penne alla salsa di pomodoro”, “Penne gratinate”, “Lasagne”. Nell’immagine “lasagne” sono raffigurate diverse persone sotto le macerie a strati.

Il tutto viene accompagnato da un breve commento che qui vi riportiamo: “Circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa che il sisma abbia gridato ‘Allah akbar’ prima di tremare”.


L’accostamento delle vittime del terremoto a piatti tipici italiani scatena in poche ore forti polemiche e l’indignazione sui social.

Il Tag maggiormente utilizzato è #Charliehebdo, che va ad accusare direttamente la rivista di deridere le vittime italiane mediante una satira per molti fuori luogo e offensiva.

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E ancora:

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Subito è l’ambasciatore Francese a Roma a prendere le distanze dalla vignetta precisando: “Il disegno non rappresenta assolutamente la posizione della Francia”

Politici Italiani di tutti gli schieramenti tuonano il loro dissenso verso l’ironia della rivista:

Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, afferma esterrefatto:

“Ben venga l’ironia, ma sulle disgrazie e sui morti non si fa satira – aggiungendo – sapremo mostrare come il popolo italiano sia un grande popolo, lo è stato nell’emergenza e lo sarà nella ricostruzione”.

Altri invece forse si lasciano andare un po’ troppo e c’è anche chi coglie l’occasione per ironizzare a sua volta.

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Seguono diverse critiche sia ai vignettisti francesi che alla satira stessa. I social sono strumento per prendere le distanze da tale provocazione in un momento di dolore come quello di questi giorni nel centro Italia.

L’indignazione e la rabbia è condivisa da molti sui social, tanto che c’è chi ha pensato di riutilizzare anche il #jesuischarlie, coniato e diffusosi sui principali Social per le vittime dell’attacco terroristico avvenuto il 7 gennaio 2015 negli uffici della rivista satirica francese.

Un Tag un tempo usato per esprimere solidarietà, indignazione per il terrore diffuso dall’estremismo religioso, condanna delle forme di violenza e censura così estreme. Ora viene ripreso, ma con una diversa sfaccettatura, quasi beffarda, in tono di sfida a coloro che hanno subito recentemente una tragedia e che ora ne deridono, a cuor leggero, un’altra.


charlie-240x300La risposta sulla pagina Facebook ufficiale di Charlie Hebdo non tarda ad arrivare con la pubblicazione di una nuova vignetta in cui si legge: “Italiani.. non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, ma la mafia”.

Provocazione su provocazione la rivista mantiene chiara la sua posizione e non fa alcun passo indietro. In questo caso risulta più distinta la critica che probabilmente a molti è sfuggita nella precedente vignetta che ha suscitato clamore.

Una critica diretta verso l’Italia e al sistema di prevenzione Italiano.

Troviamo infatti, tra i tanti post scritti sui social, uno contro corrente che vogliamo citarvi qui di seguito:

“Quando accadono tragedie come queste siamo pronti a mobilitarci e a dare prove di coraggio e solidarietà straordinarie, ma quando si passa all’ordinario torniamo quelli di sempre, una scrollatina di spalle, un “e che vuoi farci, siamo in Italia!” e continuiamo ad auto-assolverci, facendo finta di non vedere, facendo finta di non sapere, quando invece vediamo e sappiamo benissimo, si tratti di evasione fiscale o mafia o messa in sicurezza degli edifici…– e a concludere – Questo voleva dire Charlie Hebdo: che quei morti non sono morti di terremoto. Sono morti di Italia”. (di I Hate Milano)

La riflessione che ne scaturisce vede la satira come uno strumento, se pur spregiudicato e di cattivo gusto, che ci sbatte in faccia la cruda realtà delle cose. Speso risulta essere spiacevole, disgustosa, ma tale disgusto non è altro che il sentimento provato dalla constatazione di come vanno effettivamente le cose; e questa volta, ci siamo caduti noi, popolo italiano.

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